Seleziona una pagina

Liberi all’aria aperta… dentro la tessitura di melodie leggere. Marco Rò dipinge una delicatissima canzone di vita in questo nuovo singolo dal titolo “La vita non aspetta”, inno a misurarla questa vita dentro le piccole cose quotidiane. Un progetto che vede la collaborazione di Dario Falasca per la parte musicale, ed è stato prodotto da Romabbella Records con la direzione artistica e gli arrangiamenti di Fabrizio Palma e la consulenza musicale di Lorenzo Sebastianelli.

Qualcuno disse che in fondo la felicità è sapersi accontentare e trovo che questo brano abbia proprio qui il centro… o sbaglio?
Assolutamente, e aggiungerei che sapere come farlo è un esercizio affatto banale. Richiede intelligenza, umiltà, e una certa dose di consapevolezza. E per la cronaca, io non sono per nulla certo di aver capito come fare…diciamo che ci sto provando.

Un suono davvero impeccabile. Come ci avete lavorato?
Il merito è del mio produttore artistico, Fabrizio Palma, e dei fantastici musicisti con i quali da anni mi onoro di collaborare. In realtà è nato tutto per caso, un motivo musicale su cui avevamo lavorato io e il mio amico Dario Falasca, su cui successivamente avevo deciso di scrivere un testo. Un giorno ne ho fatto un provino, nel piccolo studio digitale che ho in casa, e l’ho mandato a Fabrizio per sapere cosa ne pensasse, scambiandoci qualche idea. È un grande artista, da cui non smetto mai di imparare.

E se ti chiedessi delle radici che ha il suono e la scrittura?
Se parliamo di influenze, ho avuto la fortuna di imparare ad ascoltare ogni cosa sin da piccolo, dalla classica al metal. Poi è ovvio che nella scrittura si fanno delle scelte, e i miei riferimenti sono più vicini al cantautorato e al rock in genere. Se invece parliamo di motivazioni, è sicuramente un discorso più complesso. Posso dirti che, per come intendo io la musica, non riesco a immaginare una “radice” diversa dalla pura e semplice urgenza creativa. Soprattutto ora che molto, davvero troppo di ciò che sento nel cosiddetto mainstream, sembra avere un certo retrogusto fake. Secondo me, al netto della “viralità” di una canzone o dell’altra, oggi chi ha qualcosa da dire si nota, il resto si dimentica.

E se ti dicessi che dentro molte angolazioni ritrovo un certo “Mango” ad illuminare la tua ispirazione?
Direi che mi hai fatto un complimento immenso. Ho adorato il suo modo di scrivere, di contaminarsi, di sperimentare ed essere così al di fuori degli usuali schemi del pop. Oltretutto, mi sembra che con Angelina, la sua eredità artistica, oltre che biologica, prosegua con stile e talento, e questo non può che essere un bene per il panorama musicale italiano.

 

di Bartolomeo Schillaci su Tv24news.it